Costruire con la Canapa

Autore del libro “Costruire con la Canapa”, ho avuto il piacere di intervistare Olver Zaccanti, col quale partecipo ai lavori dell’Associazione Assocanapa insieme ad un gruppo di persone preparate, che dal 1998 coltivano in Italia questa meravigliosa pianta e che con lungimiranza ne hanno visto i molteplici usi.

Per prima cosa vi invito a guardare questi 3 minuti video qui sotto, per capire veramente di cosa si sta parlando, poi di seguito ho voluto fargli delle domande per meglio capire cosa vuol dire costruire con la canapa.




L’intervista ad Olver Zaccanti

Domanda: Dieci anni fa circa in provincia di Bologna hai realizzato la tua prima casa in Canapa, in classe A, senza allacciamento al gas metano. A distanza di tanti anni le performance dei materiali come rispondono rispetto alla normale usura di quelli finora tradizionalmente impiegati?

Risposta di Olver: Da quanto è possibile constatare i materiali (Canapa e calce) sono assolutamente in ottime condizioni anzi, come è noto che la calce nel tempo migliora e indurisce sempre di più e tende a diventare un tutt’uno con la canapa, migliorando in questo modo anche le loro performance, soprattutto a livello di comfort abitativo. Gli stessi abitanti hanno dichiarato in più occasioni che il comfort interno dell’edificio è impareggiabile.

Domanda: Nel 2018 a Roma hai illustrato gli usi della canapa in edilizia per il progetto Erasmus – CANAPALEA che coinvolgeva anche Spagna, Francia e Belgio. Sono passati tre anni, come si sta approcciando a tuo parere l’Italia su questi temi?  Mi riferisco soprattutto ai bonus e superbonus per la riqualificazione energetica oggi a disposizione. E rispetto gli altri 3 paesi europei?

Risposta di Olver:   Il Progetto Europeo CANAPALEA  (il secondo a cui ho partecipato sul tema della Canapa, in rappresentanza dell’Italia) è stato molto proficuo, anche perchè nel corso dei quattro anni di durata oltre agli incontri tecnici fra i partner sono stati organizzati diversi eventi in Italia e negli altri 3 Paesi e si è concluso con la pubblicazione del libro “Costruire con la Canapa, Cantieri Tecniche e Filiere in Europa”, un volume scritto dagli esperti che hanno lavorato insieme in CANAPALEA. Il libro, pubblicato in lingua originale nei quattro paesi e che purtroppo non è in vendita in libreria, raccoglie le diverse esperienze e fa il punto sulla ricerca e sviluppo della Canapa in Europa.

Il problema in Italia è, fra gli altri, la mancanza di “regole di come e con cosa” andrebbero realizzate in edilizia le opere e i lavori con la Canapa. Purtroppo da noi non c’è ancora sufficiente esperienza e, non essendoci neppure delle norme, possono essere eseguiti interventi non correttamente, o semplicemente dai quali non si ottiene il meglio – a livello di comfort abitativo –  che invece si ottengono lavorando la Canapa in modo corretto e con materiali appropriati. Nei cantieri a volte si creano problematiche, anche molto gravi, che vengono imputate genericamente all’uso della Canapa, e non invece all’ inesperienza o incapacità del personale o all’utilizzo di materiali non ottimali. Queste situazioni danneggiano gravemente la possibilità di sviluppo dell’uso della Canapa in edilizia, poiché frequentemente e banalmente viene accusata la Canapa dell’insorgere di difetti costruttivi quando invece le cause sono da ricercare altrove.

E’ necessario quindi una corretta Formazione e Informazione ai tecnici e alle maestranze, ma ancor prima ai Politici e agli Amministratori che quotidianamente decidono come e con che cosa realizzare le opere pubbliche, quindi se utilizzare la Canapa o altri materiali.

Ed infine, ma non ultimi, ai Cittadini che saranno i fruitori dei benefici dell’uso della Canapa sia livello personale (nelle loro abitazioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, ecc.) ma anche a livello collettivo per i noti benefici e aspetti ambientali legati la coltivazione ed uso della Canapa.

Da tempo con ANAB (l’Associazione Nazionale Architettura Biecologica, che da oltre 30 divulga la bioedilizia in Italia) organizziamo “Cantieri-Scuola, Seminari e Workshop” ove chi partecipa può acquisire le conoscenze per lavorare con la Canapa o comprendere perché vale la pena scegliere di utilizzarla anziché altri materiali. Occorre aggiungere che diverse Aziende Italiane che lavorano con la Canapa, importano le materie prime (e talune anche i prodotti finiti) dall’estero: Francia, est Europa, ecc., vantandosi poi degli aspetti “ambientali” dei loro prodotti e/o delle loro opere, anche se i materiali hanno dovuto percorrere migliaia di km. per giungere da noi ….. in Italia ove si coltiva da sempre la migliore Canapa del mondo. Mi sembra una contraddizione che non può (e non deve) essere accettata.

In merito al “SuperBonus110” ho il timore che purtroppo sarà l’ennesima occasione sprecata. Essendo stati fissati solo parametri di “quantità” sui risultati da raggiungere (“salto di almeno due classi energetiche … CAM …”), e non di ”qualità”, cioè come si raggiugeranno i risultati richiesti, presumibilmente si genererà un grande impiego di materiali per le coibentazioni su cui vi sono dubbi sui loro reali e complessivi “impatti ambientali”.  

In alcuni casi se si esaminasse l’intero “ciclo di vita” (dal prelievo della materia prima sino allo smaltimento a fine uso) si otterrebbe un “ecobilancio” non particolarmente virtuoso, anzi.

Per assurdo alcuni di questi materiali che verranno applicati nelle costruzioni per ridurre i consumi energetici, non riusciranno a far risparmiare una quantità di energia maggiore di quella che è stata necessaria per la loro produzione, trasporto, applicazione, rimozione e smaltimento.  Se si utilizzassero invece materiali naturali in particolare di origine vegetale: Canapa, lino, legno, mais,  juta, paglia, canniccio, argilla, ma anche bambù, alghe, lana, calce, ecc. ecc. (tutti materiali che l’uomo utilizza sin dalle sue origini con magnifici risultati e che crescono ovunque e rapidamente), si avrebbero ottime performance dal punto di vista del comfort abitativo, ma anche bassissimi impatti ambientali per la produzione, usi e dismissione.  A tale proposito sarebbe molto utile che i “bonus” venissero differenziati in base anche alla “qualità ambientale” dei materiali impiegati.

La situazione della Canapa in Francia è molto “fluida”, con un sistema di filiere corte regionali che funziona bene e da tempo. Inoltre vi è un forte interesse da parte delle Amministrazioni pubbliche che sempre di più decidono di utilizzare la Canapa negli edifici pubblici, con interventi importanti, anche per dimostrare che stanno operando nella transizione ecologica degli Enti che rappresentano. 

In Belgio l’uso dalla Canapa in edilizia e abbastanza conosciuto ma non sufficientemente sviluppato, anche se alcuni centri di produzione di materiali (soprattutto i blocchi in Canapa e legante) vendono i loro manufatti all’estero. In Spagna invece l’edilizia con la Canapa sta partendo, anche il Progetto UE  Canapalea ha dato un impulso in questo senso.   

Domanda: Ci spieghi meglio il concetto di materiale Energivoro che hai usato nel video? E costruire con la Canapa aiuterebbe a sprecare meno risorse?

Risposta di Olver:  Per Energivoro si definisce un’ apparecchiatura una macchina che consuma grandi quantità di energia. Nel caso di un  “materiale” s’intende l’energia che serve per produrlo, posarlo e smaltirlo a fine vita (LCA l’intero ciclo di vita). Viene definita anche “energia grigia”, cioè quella che il materiale ha “assorbito” (teoricamente è al suo interno ma non si vede) per produrlo. Generalmente i materiali “naturali”, in particolare quelli di origine vegetale come la Canapa, sono poco energivori mentre quelli di origine sintetica lo sono di più.

Domanda: Prima di concordare coi tuoi clienti un nuovo progetto o una nuova opera con la Canapa, quali sono i timori più grossi e le obiezioni che ti senti dire più spesso?

Risposta di Olver:   Da diversi anni lavoro solo con tecniche e materiali “naturali”, in particolare con la Canapa. Prima di assumere un incarico professionale chiarisco questo aspetto con i Clienti, anche se da tempo ormai coloro che si rivolgono a me lo fanno proprio per questo motivo. Diversamente invece quando concorriamo con il mio Studio per incarichi pubblici, evidenziamo nel curriculum e nelle documentazioni che presentiamo il nostro modo progettare e di lavorare che si basa principalmente e da sempre sul rispetto della natura e degli esseri viventi, pur consapevoli che qualsiasi nostra azione “lascerà un segno indelebile su di essi”. 

Mi sembra che i dubbi dei Clienti generalmente non sono sulla progettazione secondo principi bioecologici-bioclimatici, ma sono invece sulla capacità delle maestranze di lavorare con la Canapa e più in generale con i materiali “naturali” e con tecniche costruttive idonee.  Si ritorna al problema di prima, mancano Regole e Formazione. Nonostante ciò i lavori possono essere realizzati anche da chi non ha mai impiegato queste tecniche e materiali, frequentemente infatti prima di iniziare i lavori viene effettuato un corso al loro uso.

Un altro dubbio sono i costi dell’opera, con la preoccupazione che utilizzare la Canapa e altri materiali “naturali” costi molto di più, il che non è sempre vero, ma soprattutto occorre guardare ai risultati.

Domanda: Se consideriamo che la filiera delle costruzioni, essendo molto articolata, è legata a quasi la totalità dei settori economici di uno stato ed è sconvolta da questo infinito periodo di crisi, quando parli di Resilienza del settore edile io immagino tu intenda che queste innovazioni nei materiali siano il modo di reagire e far ripartire un po’ tutto il tessuto economico italiano. Quanto siamo distanti, secondo te, da un’economia circolare tutta italiana (come dici nel video) per risollevare il settore?

Risposta di Olver:  Intendo l’’innovazione dei materiali “naturali”, più precisamente ad uno sviluppo di quei materiali che sono sempre stati utilizzati in edilizia con ottimi risultati e scarsi problemi basato sulla ricerca per utilizzare al meglio le loro proprietà ma anche finalizzata a ridurne ulteriormente gli impatti ambientali che sono già modesti. Materiali che migliorano la qualità dell’ambiente in cui viviamo, portando benessere economico e sociale a chi li produce e li trasforma: la Canapa materiale “povero” che può l’esempio da imitare. Si può coltivare praticamente ovunque, in tempi rapidi, migliora la qualità dei terreni, del paesaggio, dell’aria, produce ossigeno e assorbe CO2; è semplice da lavorare, si può trasformare in numerosi manufatti, può generare ottime risultati e performance ove viene correttamente impiegata, non genera problematiche al momento dello smaltimento.  Questo processo se sviluppato congiuntamente ad un approccio Tecnico Progettuale finalizzato principalmente al recupero e alla riqualificazione dell’enorme patrimonio edilizio esistente, con un fattivo coinvolgimento dei fruitori che sono quasi sempre esclusi dai processi decisionali, può generare un rilancio del settore edile che si ripercuoterà positivamente sul tessuto economico del nostro paese.

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